Speciale/ Cara Google, cara Cina
mar/100
Il testo integrale, tradotto in italiano, della missiva inviata da alcuni netizen cinesi a Mountain View e Pechino. L’appello alla pluralità delle fonti di informazione e alla libera diffusione della cultura
Roma – Grazie alla gentile concessione di Matteo Miavaldi, siamo in grado di pubblicare una traduzione della lettera aperta indirizzata a Google e al governo di Pechino da parte di alcuni netizen cinesi.
Si tratta di un documento utile ad approfondire la complessa questione della censura dei contenuti presenti in Rete da parte del paese asiatico, che assume maggior peso dopo la decisione di Mountain View di cessare le proprie attività sul dominio google.cn in seguito ai presunti attacchi informatici subiti lo scorso gennaio.
Lettera aperta degli internauti cinesi destinata al governo e a Google
Marzo 2010
Uffici competenti del governo cinese, Google:
A partire dalla dichiarazione di Google del 12 gennaio 2010, sono sorte tra il governo cinese e Google alcune controversie rispetto alla permanenza di Google in Cina, ad oggi ancora irrisolte:
- considerando che né il governo cinese né Google hanno pensato di prendere in considerazione le opinioni degli internauti cinesi;
- considerando che nonostante le importanti conseguenze che l’esito di questa disputa causerà, la gente, in particolar modo gli internauti cinesi, non sono stati sufficientemente informati sullo sviluppo dei fatti, impedendo così di potersi fare un’opinione ponderata;
- considerando che qualsiasi sarà la conclusione, saranno gli ambienti della ricerca scientifica, dell’impresa, dell’istruzione, gli studenti, i media e gli internauti cinesi a subirne le conseguenze;
- considerando che noi internauti, rispetto a questi fatti, abbiamo le nostre opinioni e le nostre domande, sperando che il governo cinese e Google possano trovare un accordo.
Noi, in rappresentanza dell’87.53 per cento degli internauti cinesi, pubblichiamo questa lettera aperta per esprimere la nostra posizione.
Cominciamo analizzando la storia delle attività di Google in Cina. La prima volta che il governo cinese ha bloccato il motore di ricerca di Google è stata nel settembre del 2002. All’epoca, la protesta che molti internauti specializzati (“appartenenti all’industria tecnologica”, ndT) sollevarono portò a risultati positivi, poiché il governo riteneva importante l’apporto tecnologico dei motori di ricerca allo sviluppo tecnologico cinese.
In seguito, nel febbraio 2007, il popolo di Internet indirizzò ai fondatori di Google una lettera, sapendo che in seguito ad attacchi di hacker, Google non aveva più intenzione di sottostare alle condizioni stipulate col governo cinese, cioè di filtrare i motori di ricerca, e stava riconsiderando la propria permanenza in territorio cinese.
Infatti dal 2005, Google ha ufficialmente stabilito in territorio cinese un centro di ricerca e una sua filiale, ha inaugurato il sito web Google.cn ed ha iniziato a fornire una parte dei servizi web offerti da Google, censurando una serie di fatti di pubblico interesse come il caso Yilishen (un caso di truffa architettato da una industria farmaceutica cinese con presunte connivenze governative, ndT), la chiusura di Gongmeng (una ONG cinese che si occupava di diritti umani, ndT), lo scandalo Sanlu del latte in polvere avvelenato, e applicando i filtri ai risultati di ricerca per molti altri incidenti.
Inoltre, ha sottoposto al filtraggio anche le ricerche dei nomi di molti leader cinesi o dei loro famigliari, facendo infuriare la gente, cui non era permesso accedere a nessun tipo di informazione. Bloccare nomi come “xuzhiyong” (un sito internet di dissidenti cinesi, ndT), può anche rappresentare una violazione della legge americana; alcuni amici dagli Stati Uniti ce ne hanno dato conferma, dando inoltre il via a cause legali in quella sede.
Ciò che ci fa più dispiacere è che, da sempre, Google non ha spiegato secondo quali clausole legali applichi l’autocensura, né ha mai spiegato chiaramente se queste derivino da un accordo stipulato col governo. Google ha rifiutato di mantenere aperta una comunicazione pubblica ed ufficiale, spiegando in modo trasparente la natura dei metodi e delle regolamentazioni di questa censura.
Questo modo di agire è evidentemente in contrasto con le leggi cinesi; questo comportamento arrogante ed ambiguo indigna tutti noi, utenti che utilizzano Internet per la ricerca scientifica, attività commerciali e scambi internazionali.
In molti abbiamo iniziato ad utilizzare Google.com, avendo Google China perso gran parte della fiducia riposta da noi utenti. Nonostante molte società tecnologiche cinesi utilizzino ancora il motore di ricerca di Google per ottenere consulenze tecnologiche e prendere parte alle conquiste tecnologiche mondiali, un motore di ricerca autocensurato come google.cn non ha ovviamente motivo di continuare ad esistere.
Dalla prima dichiarazione di Google, passando per i conseguenti problemi relativi a Google China e all’inizio del negoziato col governo cinese, fino ad oggi (20 marzo) entrambe le parti hanno condotto negoziati a riflettori spenti, escludendo di fatto 300 milioni di internauti dal processo decisionale. Google è una multinazionale con sede negli Stati Uniti, deve rispondere del suo operato ai propri azionisti e ovviamente ha il diritto di ritirarsi da qualsiasi mercato, di prendere qualsiasi decisione inerente al proprio statuto aziendale.
Ma quello che noi vogliamo sottolineare è che noi siamo utenti di Google che già hanno beneficiato dei suoi servizi gratuiti, arricchendo Google tramite gli introiti pubblicitari. Le nostre richieste e le nostre necessità sono il motore dell’innovazione di Google: la nostra presenza non è insignificante! Quindi ci aspettiamo da Google, una volta per tutte, delle spiegazioni esaurienti. Ed anche il governo cinese, essendo la struttura responsabile dei servizi forniti alla popolazione cinese, ha il dovere di aprire il dialogo con noi e di discutere con noi i contenuti della trattativa, considerando anche la nostra opinione ed operando in modo trasparente.
Con questa lettera, trattandosi di una questione che influenzerà a lungo termine la situazione della Rete in Cina, vogliamo esprimere la nostra opinione, perseguire la cooperazione tra il governo cinese e Google ed aiutarli a risolvere la loro disputa. Ci chiediamo, ad esempio:
- Google ha mantenuto fede alla legge cinese che prevede la censura di materiale pornografico, violento o riguardante il gioco d’azzardo?
- Come sono state comunicati a Google i termini governativi della censura? Da che ministero? Secondo quale iter legale? C’era la possibilità di correggere eventuali errori di censura o di aprire dei canali di comunicazione col governo?
- Secondo il governo, quali erano gli argomenti che Google doveva censurare? A parte sesso, violenza e gioco d’azzardo, c’era dell’altro? Secondo quali criteri si è deciso di applicare la censura per casi quali i disastri nelle miniere, bambini schiavizzati nelle fornaci per mattoni, Yilishen, sfratti violenti, il caso del latte in polvere Sanlu, Deng Yujiao, il sequestro di un registratore di un giornalista da parte di un governatore, lo scandalo dei vaccini in Shanxi ed altri incidenti? Non possiamo accettare la violazione del diritto all’informazione.
- Quando si tratta di attività riguardanti leader di governo e ministri che violano le leggi della nostra costituzione, è necessario applicare questa censura incostituzionale?
- Perché l’industria di Internet, incluso Google, Baidu e le altre compagnie, non accetta la supervisione pubblica e non risolve i problemi dei contenuti di Internet in maniera aperta e trasparente, includendo la cooperazione con un organo indipendente formato dai cittadini?
- Qual è la situazione dei colloqui tra Google e il governo cinese? Quali problematche sono state discusse? Perché le posizioni di entrambe le parti non possono essere rivelate al pubblico?
- Se Google China chiudesse, o se la Cina continuasse a bloccare altri servizi di Google, il governo cinese ha considerato come il blocco imposto sui siti stranieri e la censura domestica dei siti web violino il diritto dei cittadini cinesi ad essere informati correttamente rispetto a tematiche come la scienza, l’educazione, l’ambiente e le energie pulite? Come pensano di compensare una perdita del genere?
Questo è ciò che si chiedono molti utenti.
Noi siamo d’accordo con l’applicazione della censura ad Internet, che sia questa applicata a Google o ad altri motori di ricerca stranieri. Chiediamo però che sia applicata secondo questi punti:
- che venga promulgata una legge chiara, che non sia incostituzionale o in conflitto con altre leggi cinesi, in materia di censura. Un’idea di censura vaga ed ambigua potrebbe portare alcune persone e alcune aziende ad applicare un’autocensura illegale secondo i criteri della legge cinese vigente;
- che sia vietata la censura preventiva e che non venga violato il diritto costituzionale alla libertà di espressione;
- le procedure devono essere trasparenti, si dovrebbe istituire un dipartimento apposito per regolare la censura, non facendo riferimento ad un vago ed introvabile “dipartimento competente”;
- che sia istituito uno spazio per il dialogo e gli eventuali reclami, così che in caso di censura illegale, le persone o le aziende possano esprimersi ed eventualmente appellarsi per vie legali;
- la censura non deve nascondere al popolo informazioni in materia di servizi pubblici, opinione, istruzione, ricerca scientifica, notizie ed operazioni commerciali.
Ovviamente, noi utenti non siamo solo un numero, ma rappresentiamo un’entità intelligente, conscia del proprio potere; ogni comunità di internauti nel mondo ha diritto all’accesso all’informazione ed alle conoscenze dell’umanità. Non vogliamo che Google ed il nostro governo prendano accordi in forma privata, negandoci la verità ed il diritto di costruire tutti assieme un futuro migliore.
Siamo convinti che il governo, Google e gran parte dei 300 milioni di utenti cinesi, collaborando tutti assieme possano facilmente risolvere il caso Google China, facendo il bene di tutti: del governo, dell’azienda e della gente.
UE: Google può usare il tuo brand
mar/100
AdWords non viola il diritto europeo riconoscendo la possibilità di utilizzare parole e marchi registrati degli avversari agli inserzionisti. La responsabilità è, quasi, tutta loro
Roma – AdWords non viola il diritto dei marchi in Europa. La Corte di Giustizia europea conferma così l’opinione dell’Avvocato generale che si era espresso sull’argomento lo scorso settembre.
Si legge nella sentenza: “Google non ha compiuto una violazione nel consentire agli inserzionisti l’acquisto di parole chiave corrispondenti ai marchi di impresa dei loro concorrenti”. Questi, d’altra parte, non possono – sfruttando tali parole chiave – far visualizzare da Google annunci fuorvianti o che non rendano chiaro da quale impresa provengono determinati prodotti o servizi.
Il produttore di beni di lusso Louis Vuitton, proprietario tra l’altro dei marchi Vuitton e LV, insieme a Viaticum, titolare dei marchi francesi Bourse des Vols e BDV e al titolare del marchio francese Eurochallenges avevano lamentato che il servizio di link sponsorizzati offerto da Google fosse utilizzato da siti che offrivano imitazioni di prodotti e marchi registrati, sfruttando proprio le ricerche basate sul prodotto contraffatto. L’istanza è quindi arrivata alla Corte di cassazione francese, che ha deciso di rivolgere un’interrogazione alla Corte europea di giustizia.
La questione è “l’impiego di parole chiave corrispondenti a marchi altrui nell’ambito di un servizio di posizionamento su Internet”. Nell’occasione viene stabilito che l’utilizzo di una parola o di un simbolo, riconosciuto in esclusiva al titolare di un marchio, può essere contestato al contraffattore (o comunque a colui che utilizza la parola chiave corrispondente ad un marchio registrato come metodo commerciale per attirare clienti del concorrete) e non al servizio che mette a disposizione tale possibilità. Una valutazione differente, d’altra parte, farebbe gravare su AdWords e altri servizi simili l’obbligo di dover chiedere sempre il permesso per utilizzare il nome di un marchio per qualsiasi tipo di risultato di ricerca pubblicizzato.
Non si tratta, comunque, del permesso a pubblicizzare beni contraffatti, questione per cui Mountain View ha già delle politiche aziendali abbastanza strette: “Ci sono alcune società – si legge nel blog di Google – che vogliono limitare la possibilità di scelta dei consumatori estendendo la portata della protezione riconosciuta ad marchio”. Situazione che arriverebbe a limitare le informazioni che gli utenti possono ottenere in risposta alle loro ricerche online.
La violazione della funzione del marchio che consiste nel garantire ai consumatori la provenienza del prodotto o del servizio ricade perciò interamente su coloro che intendono vendere i prodotti concorrenti con tali tecniche commerciali. Possibili conseguenze per Mountain View sussistono, invece, nel caso in cui vengano rilevate da una Corte francese (nel caso specifico è tutto iniziato nel paese transalpino) ripercussioni dirette sul valore del marchio: BigG potrebbe, in questo caso, ancora rischiare di dover pagare danni alle querelanti.
La questione della responsabilità dell’intermediario sono invece disciplinate dal diritto nazionale, ma sussistendo sempre le limitazioni imposte in ambito europeo: nel caso specifico, per esempio, è rilevante che il prestatore del servizio sia neutro, “in quanto svolge un ruolo meramente tecnico, automatico e passivo, comportante una mancanza di conoscenza o di controllo dei dati che esso memorizza”. La materia rientra, cioè, nella dottrina europea dell’e-commerce: sussisterebbe responsabilità, quindi, nel momento in cui – venuto a conoscenza della natura illecita di tali dati o attività di un inserzionista – Google ometta di rimediare.
La questione dell’utilizzo di marchi altrui per agganciare annunci terzi, per altro, è già stata affrontata da Google per il mercato statunitense, dove in definitiva non si pongono limiti di sorta. In Europa, finora, BigG sembrava adottare un atteggiamento più accorto e caratterizzato da maggiori interventi, per esempio con limitazioni particolari stabilite per Francia, Italia e Olanda.
La decisione, dunque, potrebbe avere ripercussioni sulla questione della portata dei marchi in Europa. Anche eBay, era stata denunciata sempre da Vuitton: anche l’asta online si era difesa in base al principio della non responsabilità degli intermediari.
Usa, Obama firma la riforma sanitaria: è legge
mar/100
WASHINGTON (Reuters) – Dopo una dura battaglia durata un anno, il presidente americano Barack Obama ha firmato oggi, traducendola in legge, la riforma del sistema sanitario, un provvedimento storico che contribuirà a caratterizzare la sua presidenza.
“Oggi, dopo quasi un secolo di tentativi; oggi, dopo più di un anno di dibattito; oggi, dopo il conteggio di tutti i voti, la riforma dell’assicurazione sanitaria diventa legge negli Stati Uniti”, ha detto Obama nel corso di una cerimonia con i politici democratici alla Casa Bianca.
“Firmo questa riforma nel nome di mia madre, che ha dovuto lottare con le compagnie assicurative persino mentre combatteva contro il cancro nei suoi ultimi giorni di vita”, ha aggiunto Obama.
Microsoft cambia Word per Mac su XML
gen/100
Come già avvenuto per Word 2007 e, più di recente, 2003 per Windows, Microsoft ha deciso di correggere anche la versione Macintosh di Word per conformarsi con la sentenza di una corte federale americana riguardante la rimozione della tecnologia XML dal suo software di word processing. Secondo Kevin Kutz, portavoce Microsoft, anche Word 2003 deve essere modificato perché i clienti che acquistano o licenziano Word 2007 hanno i diritti di “downgrade” sull’edizione precedente.
Per quanto riguarda le versioni Mac di Word queste invece non erano state specificate nell’ingiunzione del tribunale ma Kurtz ha confermato che Microsoft rimuoverà la tecnologia in causa da tali edizioni. “Sebbene i prodotti Office per Mac non siano stati accusati di violazione, stiamo modificano il prodotto per placare qualsiasi potenziale preoccupazione sulla conformità con l’ingiunzione”, ha spiegato via posta elettronica il portavoce.
Microsoft: Windows e Office in noleggio!
gen/100
Le licenze di Microsoft Office e Windows finora non permettevano il noleggio, leasing e outsourcing dei relativi software a terze parti. Ora, l’iniziativa Microsoft Rental Rights Licensing – dal primo gennaio 2010 – rende legale tale attività, pagando semplicemente un piccola tassa.
Le modifiche alle licenze di Office e Windows andranno a tutto beneficio di quelle aziende che preferiscono affittare le proprie macchine anziché acquistarle, o gli Internet Caffè e le compagnie che realizzano chioschi per hotel o aeroporti.
Inoltre, le licenze Rental Rights offrono vantaggi per chi svolge l’attività di noleggio, offrendo la possibilità di effettuare ogni operazione senza complicazioni e con la convenienza di ulteriori guadagni nel caso si vendano nuove licenze.
La Microsoft Rental Rights Licensing utilizza gli stessi procedimenti messi in atto per l’acquisto di qualsiasi altra licenza, con la possibilità di determinare il prezzo di vendita al cliente e avviare qualsiasi tipologia di promozione.
Nel dettaglio, l’azienda che effettua il noleggio, il leasing o l’outsourcing di Pc a terze parti deve inizialmente accertarsi che tutte le macchine posseggano una versione genuina di Windows o Office e acquistare una licenza Windows/Office Rental Rights per ogni Pc interessato all’operazione.
Microsoft offre in promozione fino a giugno 2010 Office Professional in versione “noleggio” a 58 dollari (anziché 83 dollari), Office Standard a 45 dollari per copia (anziché 64 dollari) e Windows a 23 dollari (anziché 32).
Indiscrezioni sul Tablet di Apple da una gaffe di Orange
gen/100
Continua la serie ormai infinita di indiscrezioni sull’esistenza o meno del Tablet PC di Apple, che ormai è il prodotto più atteso e agognato del 2010, con i ringraziamenti dell’azienda di Cupertino, che non ha avuto bisogno di investire nemmeno un dollaro nella promozione del prodotto per ottenere un risultato eccellente.
Questa volta la fonte dell’indiscrezione è l’autorevole amministratore delegato di Orange, che nel corso di una intervista a una televisione francese ha fatto una dichiarazione che ha l’aria di una gaffe: alla domanda sul debutto imminente del Tablet Apple, infatti, ha risposto con un “sì” deciso, seguito dalla conferma che intenderebbe offrirlo ai suoi utenti.
A poco è servito il comunicato stampa ufficiale emesso a breve distanza dalla stessa Orange, nel quale la società smentisce che Stephane Richard abbia confermato l’arrivo del fantomatico Tablet, di cui è a conoscenza solo dei rumor: i fan di Apple sono ora più che mai convinti che il prodotto arriverà entro la prima metà dell’anno, e sono già concentrati sul suo possibile nome: secondo i gossip più recenti potrebbe essere battezzato iSlate.
EBAY, ITALIANI COMPRANO UN CELLULARE OGNI 14 SECONDI
gen/100
Sempre piu’ italiani lo scorso anno si sono rivolti al web per i loro acquisti, cogliendo cosi’ le opportunita’ di ampia scelta, comodita’ e risparmio tangibile che offre l’ecommerce. Secondo un’indagine realizzata da eBay.it a fianco dell’intramontabile categoria dei prodotti tecnologici con un oggetto acquistato ogni 4 secondi (in particolare un cellulare o componente ogni 14 secondi), nel 2009 gli italiani hanno comprato su eBay soprattutto abbigliamento e accessori (un vestito o accessorio ogni 12 secondi), oltre che prodotti per la casa, arredamento e il bricolage (un oggetto ogni 17 secondi). Le difficolta’ economiche degli anni che ci lasciamo alle spalle giustificano tali dati, trattandosi di categorie di prodotti quasi imprescindibili nel nostro quotidiano. Ma lo scorso anno gli italiani non hanno comunque rinunciato alla cura di se’ e a seguire le avanguardie tecnologiche togliendosi qualche sfizio. Analizzando il trend di acquisto su eBay degli ultimi due anni, oltre alla categoria di casa e arredamento sempre in grande aumento negli anni (+44% negli ultimi due anni), le due aree di prodotti che rivelano una crescita maggiore risultano le categorie “bellezza e salute” (+28%) e “telefonia e cellulari” (+16%).
Guardando nel dettaglio ai prodotti comprati nel solo ultimo anno, per quanto concerne la cura di se’, grande crescita nel 2009 vs 2008 per l’attrezzatura da make up (+147%), struccanti e creme (+115%) e prodotti per il corpo (+80%). Rispetto alla telefonia, spopolano gli accessori per Blackberry (+415%), gli accessori per l’iPhone (+162%) assieme ai cellulari iPhone (+63%).
Sono cresciuti del 146% rispetto al 2008 gli acquisti dei prodotti per animali (crescita che era del +5% nel 2008 vs 2007) e dei termometri per bambini (+102% 2009 vs 2008, mentre era del +9% 2008vs 2007). Saldi, feste natalizie? e freddo invernale motivano all’ecommerce: sono risultati infatti gennaio, dicembre e novembre i mesi di maggior compravendita su eBay. E se vogliamo fare qualche previsione di cosa si comprera’ nei prossimi giorni, possiamo guardare a quali prodotti erano cresciuti di piu’ l’anno scorso. A gennaio 2009, rispetto alla media degli altri mesi dello stesso anno, i prodotti con maggior crescita erano stati i travestimenti da bambino (+270%), probabilmente in previsione del carnevale, gli strumenti per lavorare a maglia (+192%), magari a casa davanti al camino, ma anche i vini (con una crescita media a gennaio 09 del +190%). Chissa’ se anche quest’anno eBay potra’ aiutare i nostri connazionali a scaldarsi in inverno con un buon vino italiano?. Red
4Story – Three Kingdoms And One Hero
gen/100
Schierati dalla parte del regno di Valorian o di Derion nell’infinita battaglia per l’egemonia sul continente Iberia. Per saperne di più sulla storia del tuo popolo e di Iberia, clicca qui.
Ogni regno ha una sua affascinante storia, scritta da gloriosi e valorosi eroi – ora tocca a te scrivere la tua storia!
In 4Story si affrontano due imperi nemici, appartenenti al continente Iberia: Derion e Valorian. Decidi per quale impero vuoi combattere. Partecipa ad avvincenti battaglie per garantire la pace e per scoprire leggendari segreti. Il destino della tua terra è nelle tue mani. Scopri il mondo di 4Story e diventa protagonista di un appassionante gioco di ruolo con un sofisticato sistema di combattimento e con allettanti incarichi. Viaggia nel tempo, esplora luoghi sconosciuti e metti alla prova le tue capacità misurandoti con numerose accattivanti sfide.
FUNZIONI
- Con le numerose e variegate quest, l’accattivante atmosfera e l’elaborazione audiovisiva degli NPC, il divertimento è assicurato.
- Accesso agli spazi chiusi (Dungeon) per singoli gruppi di giocatori, sfide pericolose e meravigliose ricompense ti stanno aspettando.
- Combatti direttamente con altri giocatori durante le quotidiane battaglie di conquista ed ottieni generose ricompense per i tuoi successi.
- Crea dei gruppi e partecipa con altri giocatori a sorprendenti avventure, controlla battaglie strategiche con il Realtime Strategic Command System.
Sgarbi: YouTube deve tacere
gen/100
Il noto critico d’arte punta il dito contro la piattaforma di video sharing. Far riprendere ai netizen i suoi diverbi in RAI sarebbe stata una mossa azzardata. Lederebbe il diritto all’immagine. Calcolati 10mila euro di danni al minuto
Roma – In molti potrebbero ricordare le picaresche avventure verbali di Vittorio Sgarbi, noto critico d’arte nonché attuale sindaco del comune siciliano di Salemi. Se le ricorderà certo Alessandro Cecchi Paone, conduttore televisivo abbattuto da una raffica di inviti a fare silenzio. O l’attore e regista Roberto Benigni, investito da una bufera di pagato. Performance oratorie apparse su alcuni programmi RAI, poi riprese da YouTube e trasformate in veri e propri tormentoni. Che ora potrebbero sparire dalla piattaforma di video sharing.
Nulla è stato dichiarato sul sito ufficiale di Sgarbi né ha parlato lo spazio web di Aretè srl, società gestita dalla madre Rita Cavallini che cura l’immagine di uno dei personaggi più noti della società politico-televisiva del Belpaese. Ma, stando a quanto hanno riportato alcune testate tra cui Il Messaggero, pare che Vittorio Sgarbi abbia diffidato YouTube, rea, a suo parere, di aver violato a mezzo video il diritto all’immagine dello storico dell’arte di Ferrara.
Per la precisione e come sostenuto dall’avvocato di Sgarbi Giampaolo Cicconi, la piattaforma di video sharing avrebbe violato i diritti di utilizzazione e sfruttamento economico dell’immagine, attraverso immagini fisse o in movimento di programmi della RAI in cui compare il politico. E c’è di più. Cicconi ha aggiunto che, qualora i responsabili di YouTube non provvedano alla rimozione dei video, ci sarà un ricorso presso il Tribunale di Camerino per un risarcimento danni non inferiore a 10mila euro per ogni minuto o frazione di diffusione diretta o indiretta.
Google è la parola del decennio secondo l’American Dialect Society
gen/100
Durante il congresso annuale tenuto dall’American Dialect Society (ADS), un ente che da oltre un secolo controlla l’evoluzione della lingua inglese, è stata indicata la parola “Google” come il vocabolo più rappresentativo degli ultimi 10 anni.

Nel corso degli anni sono state scelte alcune parole che, in quel periodo storico, hanno rappresentato i cambiamenti della società. Ecco quindi apparire vocaboli come “Web” nel 1995, “armi di distruzione di massa” nel 2002 mentre nel 1991 a tenere banco fu la guerra in Iraq con le parole “madre di tutte..”. Nel 2007 la crisi finanziaria contribuì alla scelta della parola “subprime” mentre nel 2009, in onore al popolare microblogging, è stata scelta la parola “tweet”.
Google rappresenta invece un vocabolo diverso, è, secondo l’American Dialect Society, la parola più rappresentativa degli ultimi 10 anni, ed infatti è entrata a far parte del dire comune. Non si può quindi dare torto all’ADS per questa scelta, Google non è un fenomeno passeggero ma uno dei fondamenti del web per come lo conosciamo oggi.